IL MELOGRANO
Centro Informazione
Maternità e Nascita
di Treviso
Via Francesco Baracca, 14
31100 Treviso
Tel. 329 35 76 008
L’accesso alla segreteria è su appuntamento.
Potete contattarci telefonicamente dal lunedì al venerdì, dalle 14.00 alle 16.00.
Per richieste urgenti (es. consulenze allattamento), mandate un messaggio e faremo il possibile per ricontattarvi.
Per informazioni e iscrizioni ad attività, contattateci tramite e-mail.
E-mail: centro@melogranotv.org
Codice fiscale: 94088100261
Codice IBAN: IT21N0501812000000011061470
Banca Etica – filiale di Treviso

L’ennesimo articolo sull’allattamento… o forse no
NotizieEccolo qua, un altro articolo sull’allattamento che va ad aggiungersi alla montagna che ogni giorno viene prodotta e che il logaritmo fa finire sotto gli occhi di donne in attesa e neomamme (perlopiù) ma anche di chi non è direttamente interessato all’argomento (anche l’algoritmo può sbagliarsi!).
Ormai la reazione è quasi sempre di fastidio perché, nella maggior parte dei casi, non si riesce a leggervi una visione equilibrata e realistica. Si passa, senza soluzione di continuità, dalla romanticheria più sdolcinata alla brutalità.
Partiamo da qui, da quello che noi, attraverso la nostra associazione, possiamo fare per contribuire a diminuire questo fastidio. Perché è vero che le operatrici dei nostri cerchi, incontri e percorsi agevolano una narrazione realistica che tiene conto delle evidenze scientifiche senza dimenticare la dimensione emotiva per favorire una scelta consapevole e, soprattutto, un’accoglienza qualsiasi sia questa scelta. Ma è vero anche che questa accoglienza resta in qualche modo “riservata” e, almeno per quanto riguarda la sede di Treviso, non sempre diventa una presa di posizione pubblica.
Siccome però le nostre Madri femministe ci hanno dimostrato che “il personale è politico” cominciamo da qui, da un argomento spesso polarizzante ma su un terreno sul quale ci sentiamo di poter dire molto pur restando a nostro agio. C’è chi vuole allattare, chi deve allattare, chi vuole usare il biberon, chi deve usare il biberon, chi vuole usare il tiralatte (manuale o elettrico), chi deve farlo. C’è il latte materno, quello di formula. E c’è chi vuole o deve fare un miscuglio tra tutte queste possibilità e strumenti. C’è chi avrebbe tanto voluto trovarsi a dover scegliere una di queste strade, ma non può più farlo. Soltanto scegliere, o viceversa non poter scegliere, è una dimensione importante per una donna. Oltre a questo, quando si parla di allattamento con una mamma, accade spesso che dopo pochi minuti la conversazione viri su questioni ancora più ampie: la relazione con il bambino o la bambina, con il proprio corpo, con il compagno, la mancanza di punti di riferimento validi per reperire informazioni sull’allattamento, l’urgenza di potersi esprimere liberamente senza essere giudicate da parenti e amici. In generale, anche su un tema che potrebbe sembrare “tecnico”, come il nutrimento del piccolo, emerge forte la ricerca di una rete di persone alleate, complici e premurose. In realtà, come operatrici della nascita sappiamo che non si sta realmente “virando” rispetto al tema centrale dell’allattamento, che per sua natura chiama le donne a porsi in una condizione di grande osservazione di sé stesse e del bambino/a, di adattabilità agli imprevisti e ai cambi di rotta, di esposizione al consiglio non richiesto. Per questo, la storia di una, diventa la storia di tutti: le questioni personali che affronta ogni mamma non possono essere relegate solo alla sfera privata. In realtà tutto va inscritto in una cornice più grande, tutto ha a che vedere con la dimensione collettiva, di come vogliamo prenderci cura, come società, dei bambini e delle bambine che nascono e delle loro madri. Il Melograno desidera essere quel luogo in cui si tessono i legami: tra le varie sfaccettature dell’essere madre, raccogliendo le storie di ogni donna; tra madri, nella dimensione del cerchio di condivisione; con la collettività, stimolando i singoli e le istituzioni a diventare parte attiva nel costruire una cultura di cura e di giustizia.
Il Melograno – Centro informazione maternità e nascita
Telefono 329 3576008
Per sostegno all’allattamento cerchidilatte@melogranotv.org
Crescere un bambino per crescere noi stessi
NotizieQualcuno li chiama ancora capricci, oggi va per la maggiore il termine crisi emotive. Diciamolo come ci pare, fatto sta che talvolta i nostri bambini/e ci fanno veramente saltare i nervi. Siamo impreparati di fronte a certe manifestazioni emotive che sembrano avvenire proprio nel momento meno adatto, ma l’emozione ha sempre un suo scopo, come afferma la psicoterapeuta Isabelle Filliozat, esperta di genitorialità, nel libro “Le emozioni dei bambini” (Ed. Piemme, coll. Pickwick.Wellness, 2019).
Iniziamo dal dire che saper ascoltare l’emozione del vostro bambino/a e rispettarla significa rispettare vostro figlio/a come persona e permettergli quindi di sentire chi è. Vi sembra poco, in un mondo in cui sempre più adolescenti (e, forse, anche gli adulti) faticano a trovare la propria identità e a prendere decisioni senza seguire la massa? Riflettete sulla potenza di questa cosa: sentire la propria emozione nel corpo significa conoscere i propri limiti, capacità, gusti. Ovvero distinguersi dagli altri, trovare sé stessi. Come genitori, le emozioni che arrivano possiamo solo accoglierle per quello che sono, senza delegittimarle o banalizzarle, o far pensare a nostro figlio/a che i suoi impulsi più forti possano deluderci incrinare la relazione con noi.
Le emozioni, anche quelle che ci spaventano, sono a dire il vero messaggi molto importanti che i bambini/e ci mandano: dietro ogni emozione c’è un bisogno nascosto. Il loro, ma soprattutto il nostro. Infatti, per riuscire ad ascoltare davvero i bisogni delle nostre bambine e bambini, abbiamo bisogno di fermarci un attimo e chiarire la nostra storia personale, per capire la realtà di oggi senza proiettarvi il nostro passato. Vale a dire, non possiamo ascoltare i bisogni di nostra figlia o figlio se non sgomberiamo il campo dai nostri bisogni insoddisfatti. I bisogni più difficili da controllare sono quelli che derivano dalla nostra infanzia. I figli arrivano al mondo per trasformarci. Hanno tutti un piccolo zaino sulle spalle, che non è il loro. è il nostro zaino, dove sono contenute tutte le cose che ci rifiutiamo di vedere. Ci sono le nostre ombre, le nostre paure, le emozioni represse. E le bambine e i bambini, ogni tanto, da quello zaino tirano fuori qualcosa, come a ricordarci che possiamo farcela, che possiamo evolvere come esseri umani. Vista così, ci stanno facendo un bel favore!
Facile a dirsi, ma nel concreto come si fa, quando nostro figlio/a si trova nel bel mezzo di una crisi (e noi anche)?
Nel libro l’autrice parla di una bambina che dopo le vacanze scolastiche piange perché non vuole tornare a scuola, dice che non ha nessuna compagna. La mamma ribadisce che invece ha un sacco di amiche, ma la bambina è irremovibile. La verità (e la mamma lo scopre con un po’ di introspezione) è che la bambina sta parlando di sua mamma: è la mamma a non avere amiche, anche se davanti alla figlia ha sempre banalizzato la questione come se non le importasse avere compagnia. Durante le vacanze scolastiche la bambina ha visto ridere sua mamma, l’ha vista divertirsi, e non vuole lasciarla nuovamente da sola, vuole farle compagnia.
Nonostante questo sia un utile spunto per guardarci dentro, come genitori, nessun esperto ha la ricetta per insegnarci a gestire la potenza di questi messaggi così preziosi che i bambini/e ci mandano. Non siamo qui per dirvi di prenderlo come un utile esercizio, un’avventura relazionale: siamo onesti, chi e che davvero riesce a rimanere calmo come un monaco tibetano di fronte a una crisi coi fiocchi, dicendosi “ma guarda che fantastica occasione mi sta dando mio figlio per esplorare i miei bisogni insoddisfatti e le mie emozioni bloccate?”. Però, fatto sta, che così funzioniamo, noi esseri umani.
Forse, qualcosa di concreto possiamo farlo, dice Isabelle Filliozat. Possiamo imparare a fidarci di noi stessi. A stare nell’ascolto di noi, a cui i bambini/e ci riportano con le loro crisi emotive.
Quando non vogliono vestirsi, stiamo facendo tardi, ed hanno l’ennesima crisi emotiva…chiediamoci: “che cosa ha più valore per me?”. Se rispondiamo “il suo amore e la sua fiducia in me”, proteggeremo questo amore e questa fiducia. Se invece, anche inconsciamente, vogliamo proteggere una certa immagine di noi, o la nostra tranquillità, le nostre reazioni saranno diverse e il piccolo/a se ne accorgerà, per quanto tenteremo di nasconderlo.
Se vi sembra fantascienza, immaginate una bambina o un bambino che insiste perché desidera un palloncino. Non ha strettamente bisogno del palloncino, semplicemente lo vuole. Però ha bisogno di vedere rispettata e capita la sua rabbia e di esprimere la sua frustrazione.
Racconta Filliozat che una sera sua figlia voleva assolutamente un palloncino; invece di rifiutare la richiesta adducendo scuse come ‘’non ho soldi’’, oppure distraendola, Isabelle comincia a commentare con la figlia i vari personaggi disegnati sui palloncini. Il desiderio di comprare un palloncino dopo un po’ scompare (ci vuole un po’ di pazienza!). Filliozat riesce ad andare oltre al desiderio della figlia e a leggere il suo bisogno sottostante di ‘’essere vista’’, di sentirsi in contatto e condividere qualcosa con la mamma.
Ricapitolando, non ci sono capricci, ma solo emozioni e bisogni da decifrare. I loro, ma prima di tutto i nostri. È una danza, un filo invisibile di amore e fiducia che, sarete tutti d’accordo, è molto più importante di qualsiasi seccatura o ritardo durante la giornata. Noi siamo più importanti, le nostre emozioni più intime, i nostri bisogni di donne e uomini, sono più importanti. Le nostre figlie e figli non fanno altro che ricordarcelo.
Mamme … in divenire
NotizieMamme si diventa… Una, dieci, cento volte. Uno, dieci, cento momenti in cui la nostra identità e il nostro cuore si arricchiscono di un pezzetto di consapevolezza in questo meraviglioso e, al contempo, faticoso viaggio che è la maternità.
Sentiamo un sussulto quando scopriamo che il test di gravidanza è positivo, quando il primo vagito ci travolge di emozioni, quando esultiamo per il primo passo, quando lo zainetto di scuola ci sembra troppo grande, quando “mamma, mi fermo fuori oggi!”.
Non c’è un momento meno avventuroso, o meno sfidante, di un altro, quando si cresce un essere umano. I bisogni si evolvono e per le mamme è spesso, o sempre, la prima volta.
Per questo non c’è un momento definito in cui smettiamo di avere bisogno del villaggio, di quella preziosissima rete di relazioni e sostegno, in questo percorso di genitorialità.
Le mamme si possono trovare di fronte a domande a cui non sanno rispondere anche dopo che la propria figlia o il proprio figlio hanno superato i famosi primi mille giorni (periodo di crescita a cui, per fortuna, oggi vengono riservate molte attenzioni e cure da parte di chi sta attorno alle mamme, anche se ancora spesso non sufficienti) e sono ormai piccole grandi persone che proseguono la loro storia su questa Terra con sempre maggiore consapevolezza.
Ma… com’è rientrare a lavoro dopo mesi sempre a contatto, sempre vicini?
Come si fa a fare tutto? Quand’è che un bambino è pronto per la sua cameretta? Io e il mio compagno torneremo più a fare i fidanzati… pizza e cinema? E come scegliere la scuola?
Come accompagnare la mia bambina nei primi litigi con le amiche? E come si diventa mamme di bambini e ragazzi che crescono?
Le domande che possono sorgere sono e saranno le più disparate…
Una risposta che può valere per tutte però c’è: condividere! I propri dubbi, le proprie paure, le conquiste e le sfide, i momenti di gioia e quelli di difficoltà.
E la metodologia del cerchio va proprio in questa direzione.
Da sempre le donne (e anche gli uomini) si sono radunate in cerchio per incontrarsi, ascoltarsi, condividere e prendere decisioni. Il famoso villaggio che serve per crescere un bambino non può che avere una forma rotonda! Il cerchio è una struttura orizzontale dove tutte e tutti si collocano sullo stesso livello; sono spazi “vuoti”, dove le persone sono invitate a stare, ad essere, piuttosto che a fare qualcosa. Sono luoghi rituali semplici, che ci aiutano a fare una pausa dal flusso incessante della quotidianità, creando rigenerazione e connessione e tessendo i fili della comunità.
I cerchi rispondono al nostro bisogno e desiderio di raccontare di noi, per trovare risposte nelle sfide condivise anche da altri e per essere di ispirazione e sostegno a chi sta vivendo la stessa difficoltà ma magari pensa di essere sola o non ha il coraggio di dirlo ad alta voce.
Mammatrioske è uno spazio libero e sicuro, dove le mamme possono condividere il loro viaggio attraverso la maternità.
Ci incontreremo il
26 marzo
22 aprile
15 maggio
5 giugno
dalle ore 20
Informazioni e iscrizioni centro@melogranotv.org