“Il ragno (…) sceglie due punti ben precisi dove vuole installarsi
e ad essi collega i due fili portanti della sua tela.
Poi, secondo impeccabili leggi matematiche
e geometriche, tesse la sua rete perfetta (…).
Analogamente il bambino (…) ha bisogno
di due punti di riferimento a cui sostenersi,
attorno ai quali tessere la sua tela di relazioni
del farsi persona: del padre come della madre”.

(F. Baldassarre, C’è anche il papà)

 

“Ma io, in sala parto, cosa dovrò fare?”

é questa una di quelle domande che prima o poi, in modo più o meno esplicito, ci sentiamo
rivolgere dai futuri papà che incontriamo nei percorsi di accompagnamento alla nascita. Ed è
una domanda preziosa, che apre a tantissime riflessioni.
D’altronde, se dal lato femminile si parla abbastanza dei cambiamenti che avvengono in una
donna alle prese con la gravidanza e la maternità, specialmente per la prima, siano questi di
tipo fisico, emotivo o puramente riorganizzativo della vita di sempre, per contro non si parla
più di tanto di cosa accada invece all’uomo che diventa papà.
Sino a pochi anni fa, i libri di preparazione al parto, alla nascita e alle prime fasi dello
sviluppo infantile si rivolgevano quasi esclusivamente alle donne. Gli uomini erano
ignorati. Ma oggi sono molti gli uomini che sentono invece l’esigenza di essere padri migliori
e più completi e che avvertono la necessità di non ricalcare i modelli di
paternità del passato, proprio quelli a cui si sono ispirati i loro stessi padri.
E allora possiamo dirci che quella del papà è una figura in trasformazione, in bilico tra
rinnovamento e tradizione, e a cui, solo in parte, viene riconosciuta dallo Stato una maggiore
importanza attraverso provvedimenti come il congedo parentale.
Oggi più che mai, comunque, diventare padre rappresenta un cambiamento radicale nella
vita di un uomo e crediamo sia sempre più importante dare spazio e tempo a tutto questo,
superando clichè e stereotipi.
Da sempre, ad esempio, presso la nostra associazione accogliamo con gioia nei percorsi di
accompagnamento alla nascita non solo le future mamme ma anche i futuri papà.
E incontriamo uomini che pongono interesse a ciò che sta succedendo a loro e alla
compagna, partecipando attivamente e mettendosi in gioco nel desiderio di esserci e di
lasciarsi trasformare da un’esperienza così nuova e ricca di emozioni.
Nel corso della gravidanza il papà ha l’opportunità di vivere il tempo dell’attesa per prendere
confidenza con l’idea di diventare padre, per accrescere cura, protezione e responsabilità in
risposta ai cambiamenti del corpo della compagna, per vivere la curiosità e a volte la
preoccupazione. Sono molte le domande che possono sorgere in questa fase nei futuri
papà, sulla persona che sta per nascere, su sé stessi e sul loro nuovo ruolo.
All’inizio della gravidanza, i futuri papà cominciano a prendere confidenza con l’idea di
diventare padri e si arricchiscono le percezioni circa questa nuova identità. Nel secondo
trimestre invece appaiono evidenti i cambiamenti nel corpo della compagna ai quali tanti
papà rispondono con un crescere di cura, protezione e responsabilità. L’immagine della
persona che sta per nascere intanto diventa sempre più “solida”, nella testa e nel corpo
attraverso le ecografie e i primi calcetti alla pancia, e questo muove emozioni sempre più
nitide. L’ultimo trimestre, invece, tante volte è caratterizzato dall’attesa e dalla curiosità, ma
anche dalla preoccupazione: sono molte infatti le domande che possono sorgere in questa
fase nei futuri papà, sul nascituro, su sé stessi e sul loro nuovo ruolo.
La nascita è un evento dirompente, carico di emozioni e novità. Oggi fortunatamente i papà
sono sempre più attivi e informati rispetto al passato, vogliono essere coinvolti e desiderano
partecipare pienamente alla nascita dei figli. La presenza del papà in sala parto, se desiderio
di entrambi, è preziosa e utile. Mentre la mamma può lasciarsi andare al fluire del parto,
ascoltando il ritmo del proprio corpo e del bimbo in arrivo e accogliendo con una forza
istintuale le onde del travaglio e le spinte espulsive, il papà resta vigile e affacciato al
contempo verso la compagna (dandole sostegno fisico ed emotivo, trovando parole di
supporto, ricordandole magari alcune pratiche di rilassamento apprese nei percorsi fatti) e
verso il “mondo esterno” affinché il processo non venga disturbato. E quando infine il piccolo
è venuto alla luce, dopo le prime coccole e tenerezze di questa nuova vita a tre, il taglio del
cordone ombelicale, che spesso viene affidato al papà, è un gesto simbolicamente potente:
il papà ha e avrà il compito delicato ma necessario di entrare con garbo e fermezza nel
rapporto a due tra mamma e bambino, per far pian piano scoprire al figlio la bellezza del
mondo “oltre la mamma”.
Durante i nostri percorsi di accompagnamento alla nascita una parte importante viene
dedicata al ruolo del papà ed è in partenza un cerchio tutto dedicato a loro, per dare il giusto
tempo e spazio alla condivisione tra pari di questa trasformazione.
Per informazioni centro@melogranotv.org

Il Natale e la Magia

Si respira aria di Natale, e i bambini e le bambine iniziano a sgranare gli occhi di stupore davanti a questa festa piena di magia: le luci, i doni, le canzoni. E se il periodo delle feste fosse l’occasione, anche per noi adulti, di guardare alle cose che ci accadono con una lente diversa, la lente della magia?

Il pensiero magico è, effettivamente, uno strumento che tutti i bambini utilizzano per modellare la realtà, per non averne paura, per conoscerla e per sentirsi al sicuro di fronte a situazioni nuove. Permette ai più piccoli di dare un senso a eventi che razionalmente sono difficili da comprendere. A livello strettamente psicologico, pensiero magico significa attribuire a tutti gli esseri e oggetti emozioni, volontà e pensieri. Un’anima, insomma. Noi adulti siamo immersi nel pensiero logico-razionale, e a volte perdiamo quello sguardo fiducioso ed entusiasta per ogni piccola cosa della giornata, che invece i nostri bambini possono insegnarci a ritrovare.

Il tempo fa magie. Dedicare del tempo a noi stessi e alla nostra famiglia, in mezzo ai malumori delle settimane lavorative, non è mai facile. Ma è l’essenza: dove manca tempo, manca la capacità di sentire come stiamo, di ascoltare noi stessi e gli altri. Dove manca tempo, i giorni passano tutti uguali e non c’è modo per accorgersi delle piccole bellezze di cui sono costellati, perché sono sfumature troppo delicate per notarle nel ritmo incalzante dei nostri pensieri razionali.

Il cibo fa magie. È nutrimento per noi e per le nostre relazioni. E ancora una volta, ci chiama a prenderci del tempo, a ritagliarci un momento per far lievitare un dolce, per sognare il menù che ci piacerebbe proporre, per immaginare l’apparecchiatura della tavola. Cucinare può essere il gioco degli adulti, a Natale. Un gioco che diventa ancora più bello se condiviso a piu’ mani con le persone a cui si vuole bene.

Il dono fa magie. Scartare i pacchi con la gioia dei bambini, aspettando la sorpresa. E poi ci sono i doni, quelli da scegliere, per le persone che ci stanno a cuore (vicine e lontane). Abbiamo smesso di chiamarli doni, ma sapete che c’è una differenza tra le parole regalo e dono? Il termine regalo deriva dal termine regale, che si riferisce all’offerta al re. Facciamo un regalo alle persone verso le quali vogliamo mostrare riconoscenza per quello che hanno fatto per noi, con cui ci sentiamo in debito e per cui abbiamo una sorta di devozione. La parola dono deriva dal latino donum, che significa dare all’altro. Il dono è un gesto di gratitudine nei confronti del rapporto tra due persone che arricchisce la vita di entrambi.

E quindi, nei prossimi giorni, proviamo ad osservare i bambini e le bambine di fronte alla magia del Natale e lasciamo che il loro sguardo e il loro entusiasmo ci guidino per riuscire ad assaporare in pienezza la meraviglia e il calore di queste feste.

Tanti auguri di buone feste dalle operatrici de Il Melograno di Treviso!

Eccolo qua, un altro articolo sull’allattamento che va ad aggiungersi alla montagna che ogni giorno viene prodotta e che il logaritmo fa finire sotto gli occhi di donne in attesa e neomamme (perlopiù) ma anche di chi non è direttamente interessato all’argomento (anche l’algoritmo può sbagliarsi!).

Ormai la reazione è quasi sempre di fastidio perché, nella maggior parte dei casi, non si riesce a leggervi una visione equilibrata e realistica. Si passa, senza soluzione di continuità, dalla romanticheria più sdolcinata alla brutalità.

Partiamo da qui, da quello che noi, attraverso la nostra associazione, possiamo fare per contribuire a diminuire questo fastidio. Perché è vero che le operatrici dei nostri cerchi, incontri e percorsi agevolano una narrazione realistica che tiene conto delle evidenze scientifiche senza dimenticare la dimensione emotiva per favorire una scelta consapevole e, soprattutto, un’accoglienza qualsiasi sia questa scelta. Ma è vero anche che questa accoglienza resta in qualche modo “riservata” e, almeno per quanto riguarda la sede di Treviso, non sempre diventa una presa di posizione pubblica.

Siccome però le nostre Madri femministe ci hanno dimostrato che “il personale è politico” cominciamo da qui, da un argomento spesso polarizzante ma su un terreno sul quale ci sentiamo di poter dire molto pur restando a nostro agio. C’è chi vuole allattare, chi deve allattare, chi vuole usare il biberon, chi deve usare il biberon, chi vuole usare il tiralatte (manuale o elettrico), chi deve farlo. C’è il latte materno, quello di formula. E c’è chi vuole o deve fare un miscuglio tra tutte queste possibilità e strumenti. C’è chi avrebbe tanto voluto trovarsi a dover scegliere una di queste strade, ma non può più farlo. Soltanto scegliere, o viceversa non poter scegliere, è una dimensione importante per una donna. Oltre a questo, quando si parla di allattamento con una mamma, accade spesso che dopo pochi minuti la conversazione viri su questioni ancora più ampie: la relazione con il bambino o la bambina, con il proprio corpo, con il compagno, la mancanza di punti di riferimento validi per reperire informazioni sull’allattamento, l’urgenza di potersi esprimere liberamente senza essere giudicate da parenti e amici. In generale, anche su un tema che potrebbe sembrare “tecnico”, come il nutrimento del piccolo, emerge forte la ricerca di una rete di persone alleate, complici e premurose. In realtà, come operatrici della nascita sappiamo che non si sta realmente “virando” rispetto al tema centrale dell’allattamento, che per sua natura chiama le donne a porsi in una condizione di grande osservazione di sé stesse e del bambino/a, di adattabilità agli imprevisti e ai cambi di rotta, di esposizione al consiglio non richiesto. Per questo, la storia di una, diventa la storia di tutti: le questioni personali che affronta ogni mamma non possono essere relegate solo alla sfera privata. In realtà tutto va inscritto in una cornice più grande, tutto ha a che vedere con la dimensione collettiva, di come vogliamo prenderci cura, come società, dei bambini e delle bambine che nascono e delle loro madri.  Il Melograno desidera essere quel luogo in cui si tessono i legami: tra le varie sfaccettature dell’essere madre, raccogliendo le storie di ogni donna; tra madri, nella dimensione del cerchio di condivisione; con la collettività, stimolando i singoli e le istituzioni a diventare parte attiva nel costruire una cultura di cura e di giustizia.

 

Il Melograno – Centro informazione maternità e nascita

Telefono 329 3576008

Per sostegno all’allattamento cerchidilatte@melogranotv.org

Qualcuno li chiama ancora capricci, oggi va per la maggiore il termine crisi emotive. Diciamolo come ci pare, fatto sta che talvolta i nostri bambini/e ci fanno veramente saltare i nervi. Siamo impreparati di fronte a certe manifestazioni emotive che sembrano avvenire proprio nel momento meno adatto, ma l’emozione ha sempre un suo scopo, come afferma la psicoterapeuta Isabelle Filliozat, esperta di genitorialità, nel libro “Le emozioni dei bambini” (Ed. Piemme, coll. Pickwick.Wellness, 2019).

Iniziamo dal dire che saper ascoltare l’emozione del vostro bambino/a e rispettarla significa rispettare vostro figlio/a come persona e permettergli quindi di sentire chi è. Vi sembra poco, in un mondo in cui sempre più adolescenti (e, forse, anche gli adulti) faticano a trovare la propria identità e a prendere decisioni senza seguire la massa? Riflettete sulla potenza di questa cosa: sentire la propria emozione nel corpo significa conoscere i propri limiti, capacità, gusti. Ovvero distinguersi dagli altri, trovare sé stessi. Come genitori, le emozioni che arrivano possiamo solo accoglierle per quello che sono, senza delegittimarle o banalizzarle, o far pensare a nostro figlio/a che i suoi impulsi più forti possano deluderci incrinare la relazione con noi.

Le emozioni, anche quelle che ci spaventano, sono a dire il vero messaggi molto importanti che i bambini/e ci mandano: dietro ogni emozione c’è un bisogno nascosto. Il loro, ma soprattutto il nostro. Infatti, per riuscire ad ascoltare davvero i bisogni delle nostre bambine e bambini, abbiamo bisogno di fermarci un attimo e chiarire la nostra storia personale, per capire la realtà di oggi senza proiettarvi il nostro passato. Vale a dire, non possiamo ascoltare i bisogni di nostra figlia o figlio se non sgomberiamo il campo dai nostri bisogni insoddisfatti. I bisogni più difficili da controllare sono quelli che derivano dalla nostra infanzia. I figli arrivano al mondo per trasformarci. Hanno tutti un piccolo zaino sulle spalle, che non è il loro. è il nostro zaino, dove sono contenute tutte le cose che ci rifiutiamo di vedere. Ci sono le nostre ombre, le nostre paure, le emozioni represse. E le bambine e i bambini, ogni tanto, da quello zaino tirano fuori qualcosa, come a ricordarci che possiamo farcela, che possiamo evolvere come esseri umani. Vista così, ci stanno facendo un bel favore!

Facile a dirsi, ma nel concreto come si fa, quando nostro figlio/a si trova nel bel mezzo di una crisi (e noi anche)?

Nel libro l’autrice parla di una bambina che dopo le vacanze scolastiche piange perché non vuole tornare a scuola, dice che non ha nessuna compagna. La mamma ribadisce che invece ha un sacco di amiche, ma la bambina è irremovibile. La verità (e la mamma lo scopre con un po’ di introspezione) è che la bambina sta parlando di sua mamma: è la mamma a non avere amiche, anche se davanti alla figlia ha sempre banalizzato la questione come se non le importasse avere compagnia. Durante le vacanze scolastiche la bambina ha visto ridere sua mamma, l’ha vista divertirsi, e non vuole lasciarla nuovamente da sola, vuole farle compagnia.

Nonostante questo sia un utile spunto per guardarci dentro, come genitori, nessun esperto ha la ricetta per insegnarci a gestire la potenza di questi messaggi così preziosi che i bambini/e ci mandano. Non siamo qui per dirvi di prenderlo come un utile esercizio, un’avventura relazionale: siamo onesti, chi e che davvero riesce a rimanere calmo come un monaco tibetano di fronte a una crisi coi fiocchi, dicendosi “ma guarda che fantastica occasione mi sta dando mio figlio per esplorare i miei bisogni insoddisfatti e le mie emozioni bloccate?”. Però, fatto sta, che così funzioniamo, noi esseri umani.

Forse, qualcosa di concreto possiamo farlo, dice Isabelle Filliozat. Possiamo imparare a fidarci di noi stessi. A stare nell’ascolto di noi, a cui i bambini/e ci riportano con le loro crisi emotive.

Quando non vogliono vestirsi, stiamo facendo tardi, ed hanno l’ennesima crisi emotiva…chiediamoci: “che cosa ha più valore per me?”. Se rispondiamo “il suo amore e la sua fiducia in me”, proteggeremo questo amore e questa fiducia. Se invece, anche inconsciamente, vogliamo proteggere una certa immagine di noi, o la nostra tranquillità, le nostre reazioni saranno diverse e il piccolo/a se ne accorgerà, per quanto tenteremo di nasconderlo.

Se vi sembra fantascienza, immaginate una bambina o un bambino che insiste perché desidera un palloncino. Non ha strettamente bisogno del palloncino, semplicemente lo vuole. Però ha bisogno di vedere rispettata e capita la sua rabbia e di esprimere la sua frustrazione.

Racconta Filliozat che una sera sua figlia voleva assolutamente un palloncino; invece di rifiutare la richiesta adducendo scuse come ‘’non ho soldi’’, oppure distraendola, Isabelle comincia a commentare con la figlia i vari personaggi disegnati sui palloncini. Il desiderio di comprare un palloncino dopo un po’ scompare (ci vuole un po’ di pazienza!). Filliozat riesce ad andare oltre al desiderio della figlia e a leggere il suo bisogno sottostante di ‘’essere vista’’, di sentirsi in contatto e condividere qualcosa con la mamma.

Ricapitolando, non ci sono capricci, ma solo emozioni e bisogni da decifrare. I loro, ma prima di tutto i nostri. È una danza, un filo invisibile di amore e fiducia che, sarete tutti d’accordo, è molto più importante di qualsiasi seccatura o ritardo durante la giornata. Noi siamo più importanti, le nostre emozioni più intime, i nostri bisogni di donne e uomini, sono più importanti. Le nostre figlie e figli non fanno altro che ricordarcelo.

Mamme si diventa… Una, dieci, cento volte. Uno, dieci, cento momenti in cui la nostra identità e il nostro cuore si arricchiscono di un pezzetto di consapevolezza in questo meraviglioso e, al contempo, faticoso viaggio che è la maternità.

Sentiamo un sussulto quando scopriamo che il test di gravidanza è positivo, quando il primo vagito ci travolge di emozioni, quando esultiamo per il primo passo, quando lo zainetto di scuola ci sembra troppo grande, quando “mamma, mi fermo fuori oggi!”.

Non c’è un momento meno avventuroso, o meno sfidante, di un altro, quando si cresce un essere umano. I bisogni si evolvono e per le mamme è spesso, o sempre, la prima volta.

Per questo non c’è un momento definito in cui smettiamo di avere bisogno del villaggio, di quella preziosissima rete di relazioni e sostegno, in questo percorso di genitorialità.

Le mamme si possono trovare di fronte a domande a cui non sanno rispondere anche dopo che la propria figlia o il proprio figlio hanno superato i famosi primi mille giorni (periodo di crescita a cui, per fortuna, oggi vengono riservate molte attenzioni e cure da parte di chi sta attorno alle mamme, anche se ancora spesso non sufficienti) e sono ormai piccole grandi persone che proseguono la loro storia su questa Terra con sempre maggiore consapevolezza.

Ma… com’è rientrare a lavoro dopo mesi sempre a contatto, sempre vicini?

Come si fa a fare tutto? Quand’è che un bambino è pronto per la sua cameretta? Io e il mio compagno torneremo più a fare i fidanzati… pizza e cinema? E come scegliere la scuola?

Come accompagnare la mia bambina nei primi litigi con le amiche? E come si diventa mamme di bambini e ragazzi che crescono?

Le domande che possono sorgere sono e saranno le più disparate…

Una risposta che può valere per tutte però c’è: condividere! I propri dubbi, le proprie paure, le conquiste e le sfide, i momenti di gioia e quelli di difficoltà.

E la metodologia del cerchio va proprio in questa direzione.

Da sempre le donne (e anche gli uomini) si sono radunate in cerchio per incontrarsi, ascoltarsi, condividere e prendere decisioni. Il famoso villaggio che serve per crescere un bambino non può che avere una forma rotonda! Il cerchio è una struttura orizzontale dove tutte e tutti si collocano sullo stesso livello; sono spazi “vuoti”, dove le persone sono invitate a stare, ad essere, piuttosto che a fare qualcosa. Sono luoghi rituali semplici, che ci aiutano a fare una pausa dal flusso incessante della quotidianità, creando rigenerazione e connessione e tessendo i fili della comunità.

I cerchi rispondono al nostro bisogno e desiderio di raccontare di noi, per trovare risposte nelle sfide condivise anche da altri e per essere di ispirazione e sostegno a chi sta vivendo la stessa difficoltà ma magari pensa di essere sola o non ha il coraggio di dirlo ad alta voce.

 

Mammatrioske è uno spazio libero e sicuro, dove le mamme possono condividere il loro viaggio attraverso la maternità.

Ci incontreremo il

26 marzo

22 aprile

15 maggio

5 giugno

dalle ore 20

Informazioni e iscrizioni centro@melogranotv.org

 

Tempo taLento: Un percorso di crescita e cura, alla scoperta delle tappe evolutive delle nostre bambine e dei nostri bambini.

Proviamo a chiederci un istante, che impatto abbiano i gesti quotidiani di cura, semplici e pieni di amore, non solo sulla crescita fisica dei nostri piccoli, ma anche sulla costruzione della sua fiducia personale in relazione al mondo che lo circonda?

E ancora, proviamo a riflettere sul fatto che ogni stimolo che offriamo alla nostra bambina e al nostro bambino, con dolcezza e attenzione è parte di un progetto educativo che lo accompagnerà, passo dopo passo, nel suo cammino di crescita?

Quando una bambina e un bambino nasce, lascia la protezione calda e ovattata del ventre materno per entrare in un mondo nuovo, dove ogni movimento è scoperta e ogni gesto è una carezza che lo guida.

Nei suoi primi mesi di vita, il piccolo inizia a scoprire il proprio corpo e a sviluppare più abilità motorie di quante ne acquisirà in qualsiasi altro momento della sua esistenza.

Anche se esistono delle tappe comuni tra i nostri piccoli, dobbiamo tenere a mente che lo sviluppo non deve essere vissuto come una competizione. In questo senso, come genitori, il nostro compito più bello è di essere presenti, con dolcezza e pazienza, per accompagnare la nostra bambina e il nostro bambino, sostenendolo con amore e fiducia passo dopo passo, avendo rispetto dei suoi tempi.

Noi del Melograno, Centro di Informazione Maternità e Nascita abbiamo definito un percorso pensato per scoprire assieme il ricco bagaglio di competenze con cui ogni bambina e bambino arriva al mondo.

Un’opportunità per approfondire, mese dopo mese, le tappe evolutive durante il suo sviluppo motorio, cognitivo e sociale. In questo progetto, dedicheremo un tempo lento e prezioso all’osservazione dei ritmi individuali di ogni bambino, creando un ambiente di cura che stimoli il movimento, l’esplorazione e l’apprendimento, contribuendo così a un sano e armonioso sviluppo globale del bambino.

Scopriremo come i semplici gesti quotidiani – sollevare, tenere in braccio, vestire e svestire – siano essenziali per accompagnare il piccolo nel suo naturale cammino, aiutandolo a sviluppare i propri talenti e a raggiungere in autonomia tappe importanti come il rotolamento, il gattonamento, la seduta, fino ai suoi primi passi nel mondo.

Sarà l’occasione per esplorare insieme giochi e attività che favoriscono il legame profondo tra genitore e il proprio piccolo, permettendo loro di riscoprire ogni parte di sé con tenerezza e rispetto.

Attraverso il tocco e l’ascolto reciproco, costruiremo una relazione di fiducia che aiuterà la bambina ed il bambino ad aprirsi serenamente al mondo che lo accoglie.

Tempo taLento è un percorso per genitori, bambine e bambini pensato per assaporare la dinamica del viaggio e non solo la gioia nel raggiungimento della meta e dove ogni piccolo passo è una conquista da celebrare con amore…”.


E ormai noto che il movimento in gravidanza, a meno che non sia espressamente sconsigliato dal medico per particolari situazioni, ha risvolti positivi sia sulla mamma sia sul bebè. Relativamente al benessere della mamma, il movimento aiuta lossigenazione del sangue e migliora circolazione e respirazione. Ha inoltre conseguenze positive sulla qualità del sonno e sulla flessibilità e tonicità
del corpo aiutando ad alleviare disturbi tipici della gravidanza come ad esempio i dolori alla schiena.
La gravidanza è un momento ideale per scoprire o riscoprire il proprio corpo, capirne i bisogni, curarlo e fornirgli rispetto ed attenzione.
Il movimento in gravidanza attiva le risorse del corpo per vivere con consapevolezza il travaglio e il parto e favorisce la comunicazione profonda con sé stesse e con la bambina oil bambino che accogliamo in grembo.
Il Melograno di Treviso, Centro Informazione Maternità e Nascita, che da più di ventanni sostiene le donne e le famiglie durante i primi mille giorni di vita dei bambini e delle bambine, conosce bene quanto il corpo e il respiro siano connessi al benessere emotivo. Per questo aggiunge alle già numerose attività offerte una nuova proposta e, a partire dal 13 febbraio ospiterà un corso di Yoga in gravidanza. Lo Yoga aiuta ogni mamma in questo periodo speciale, dandole strumenti sottili per riconnettersi con sè stessa, stare bene e prepararsi al parto.
La pratica dello yoga, infatti, presenta numerosi benefici, sia sul piano fisico che emotivo. Aiuta a tonificare ed elasticizzare la muscolatura per prepararsi ad affrontare il travaglio ed il parto, attenua malesseri fisici spesso presenti in gravidanza (come cefalee, dolori lombari, mal di schiena, nausea, …), favorisce l’attivazione della circolazione.
Attraverso lo yoga è inoltre possibile ricevere benefici nella sfera emotiva tra cui la riduzione di ansie, il miglioramento del sonno, la capacità di stabilire una maggiore connessione con il proprio bambino o la propria bambina. Per questo l’attività è consigliata anche a chi effettuerà un taglio cesareo.
Ultimo ma non per importanza, fare attività corporea in gruppo, oltre ad essere divertente, rappresenta unoccasione per rilassarsi e condividere con altre donne pensieri, dubbi, gioie sul momento speciale che si sta vivendo.
Gli incontri si terranno presso la sede del Melograno di Treviso, in Via Francesco Baracca 14 a Treviso il mercoledì dalle ore 18.30.

Per informazioni centro@melogranotv.org.

E’ in partenza il 18 novembre in modalità mista (online e in presenza a Treviso) la nuova formazione sul supporto al lutto perinatale.

La morte è parte integrante della vita.
Unica esperienza paritaria del vivere insieme alla nascita, riguarda tutti gli esseri viventi senza distinzione.
Ma c’è morte e morte. Le morti prenatali appartengono forse a questa specie di cui sembra sia meglio tacere: sono morti che avvengono nello stesso corpo che genera la vita.

Per ulteriori informazioni visitate la pagina

Lenire le ferite (i1000giornidelmelograno.org)

 

La Psicomotricità Funzionale® è un approccio educativo globale che considera l’individuo
nella sua dimensione corporea, cognitiva, neurologica ed affettiva.
L’obiettivo è quello di raggiungere il benessere
psico-fisico della persona mediante il movimento:
la conoscenza del proprio corpo e la consapevolezza
dei propri gesti consentono di eseguire un
movimento conveniente ed adeguato per ogni situazione, in modo da essere efficaci sull’ambiente attraverso un’azione giusta e adatta al momento.
Un percorso rivolto a bambine e bambini Da 0 a 36mesi accompagnate/i da un adulto di riferimento.
Un tempo esclusivo di condivione e di esperienze
ludiche per stare bene insieme e favorire l’armonico
sviluppo psicomotorio dei nostri bambini.

6 incontri della durata di un’ora circa, a partire da lunedì 6 Novembre.

Respiri, parole ed esperienze
per accompagnare gli uomini nel diventare padri

“Nella parola papà c’è ritmo,
due battiti di cuore,
la semplicità di un piccolo dito
che indica un uomo e lo definisce,
nel suo essere più assoluto”
(Alessandro Bruno)

Presentazione del Master in Arte del Paternage

La paternità è ancora un mistero da scoprire e da vivere.

Per decenni abbiamo vissuto nella convinzione che il ruolo paterno non avesse bisogno di insegnamenti, quasi come se alla nascita dei nostri figli tutte le nozioni e l’esperienza necessaria germogliassero in noi. Nessuno ci ha insegnato a prenderci cura di loro o a chiedere aiuto, bastava sapere che quello paterno è un ruolo che richiede autorità, spirito di sacrificio e sicurezza. Con questi presupposti molti uomini hanno affrontato la novità dell’essere genitori rifugiandosi dentro corazze fatte di falsi miti, distanze e parole.

Se a tutto questo aggiungiamo una società sempre più veloce nei cambiamenti e che offre sempre meno certezze, comprese quelle dell’essere uomo, la crisi dell’essere padri oggi è quanto di più naturale possiamo aspettarci e le difficoltà che si incontrano generano sentimenti di inadeguatezza e vergogna.

Ma anche per chi riconosce e accetta la crisi non è facile trovare sostegno, perché spesso le figure professionali a cui possiamo rivolgerci non dedicano attenzione e riconoscimento adeguati alle specificità dell’essere padri.

Alcune realtà sperimentano da anni cerchi di padri, spazi fisici e non solo dove gli uomini possono trovarsi e ritrovarsi, sentirsi accolti e accogliere, dove poter sperimentare un modo nuovo di relazionarsi.

Uno spazio per poter conoscere e riconoscere l’arte del paternage.

L’esperienza dei cerchi e una storia associativa di 40 anni accanto a uomini e donne che desiderano diventare padri e madri è il fondamento di questo percorso formativo per uomini che, attraverso le loro competenze ed esperienze, possano dar vita a gruppi di sostegno pratico ed emotivo per padri.


Se vuoi saperne di più, guarda la diretta Facebook fatta il 20 giugno 2022

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