Accogliere un lutto: luoghi e tempi

“Sembra un ossimoro: come si può morire prima o mentre si nasce?
Morte e nascita, morte e bambini sono infatti parole che non dovrebbero trovar alloggio sulla stessa riga, possibilmente neppure nella stessa pagina.
Eppure la morte in utero non è una bestemmia semantica, ma un evento possibile.
Arriva dove è stata la vita, altrimenti non ci sarebbe spazio per lei”.
Come Associazione abbiamo incominciato a togliere il velo del silenzio che accompagna i protagonisti della scena del lutto, specie quando si tratta di una perdita scomoda come quella legata ad una morte perinatale.
Un evento che pur della quotidianità ci appare anzi come qualcosa “contro natura”.
Gli operatori che accompagnano il tempo della nascita e del puerperio, gli educatori che si occupano dei bambini e delle bambine nei servizi educativi, sono a volte i meno attrezzati a sostenere l’impatto emotivo e l’iter successivo, rischiando così di cadere in una omissione di soccorso.
Perché una famiglia in lutto è una famiglia ferita.
E le ferite vanno curate perché non si infettino.
Siamo consapevoli che in un’azione di cura non sempre è importante il risultato dell’intervento, ma l’essere accanto, lo stare, l’accompagnare gli attori in gioco durante il processo.
E noi come operatori, operatrici della cura siamo chiamati a stendere un balsamo rigenerante perché la ferita che una perdita apre si possa rimarginare al meglio.
Il presente percorso si prefigge di individuare alcune buone prassi perché questo possa avvenire.